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A' Parracin'

Addentrarsi nell'isola percorrendo quelle stradette che conservano ancora il sapore d'un'era passata sembra non una realtà ma un sogno. La maggior parte di queste strade sono ben delimitate da muri a secco, detti "parracine". Esse fanno parte delle bellezze non naturali, sebbene abbiano tratto la loro composizione generalmente dalle pietre di tufo, che rappresentano gli elementi, le sillabe di questo meraviglioso linguaggio che accompagna il turista nelle sue escursioni alla scoperta della Ventotene sconosciuta.

Nei tempi in cui ogni angolo di Ventotene era coltivato era uno spettacolo vederle così ordinate, precise e diritte ad affermare la possibilità di abitare e tirare fuori dalla poca terra di Ventotene i legumi, gli ortaggi e il vino per la nostra gente.

La parracina fatta bene doveva avere dei massi molto solidi alla base, tali da sostenere il peso di quelli superiori e ancorare bene al suolo la costruzione. Doveva essere solida, ma permeabile. Dalle sue fessure l’acqua doveva trovare uno sfogo per scendere verso il basso.Tanto alla sua base ci sarebbe stato sicuramente un canarello pulito costantemente, che avrebbe fatto defluire le acque piovane nei canali verticali che portavano l’acqua verso il mare.

Una parracina che si “nguttava” d’acqua sarebbe venuta giù; avrebbe cominciato a rigonfiarsi e poi si sarebbe “scarrupata” senza salvezza.

Quei canali puliti, alla base della parracina, spesso coperti da un filare di vite, erano in primavera un’oasi per tanti uccelli, quaglie soprattutto. Sul bordo esterno di questa spesso si piantavano i carciofi e si lasciavano a dimora costantemente, tanto facevano tutto da soli.

Le pietre erano un bene prezioso per l'isola. Piano piano, purtroppo, si sta perdendo l’abitudine di conservare le nostre " parracine".

Webmaster Federica Izzo